Dai, parliamone: ma tu come dormi?

Ti è mai capitato di svegliarti al mattino, guardare lo specchio e pensare: “Ma ho dormito o ho scalato il Monte Bianco?“. Se la risposta è sì, ti assicuro che sei in ottima compagnia. Ormai viviamo con il piede costantemente sull’acceleratore, incastrati tra scadenze di lavoro, impegni di famiglia e quella maledetta tentazione di guardare “solo un altro reel” su Instagram prima di chiudere gli occhi.

Il risultato? Il sonno è diventato la prima cosa che tagliamo quando le giornate si fanno troppo corte. Ci diciamo che dormire è un po’ una perdita di tempo, che recupereremo nel weekend. La verità, però, è che il sonno non è un lusso: è il carburante principale del nostro cervello. Quando dormiamo male, tutto il resto la concentrazione, l’umore, persino la pazienza con i colleghi ne risente.

Ma allora, come si fa a svoltare e a svegliarsi finalmente riposati? Non servono pozioni magiche, bastano piccoli passi.

Questione di qualità, non solo di ore

 

Sfatiamo subito un mito: la storia delle 8 ore fisse è, appunto, un mito. C’è chi sta benissimo con 7 e chi ha bisogno di 9 ore per carburare. Quello che conta davvero è come passiamo quelle ore.

Dormire otto ore svegliandosi continuamente a causa dei pensieri o del cane che si muove non equivale a sei o sette ore di sonno filato e profondo. Durante la notte il nostro cervello fa le pulizie di primavera, archivia i ricordi e rigenera i muscoli. Se interrompiamo continuamente questo processo, il mattino dopo ci svegliamo con quella classica e fastidiosa sensazione di “nebbia in testa”.

Il trucco della “decompressione”

 

Pensaci un attimo: non puoi pretendere di spegnere il computer dopo una sessione di lavoro intenso (o dopo aver visto un film d’azione super movimentato) e addormentarti tre minuti dopo. Il nostro cervello non ha un interruttore ON/OFF, assomiglia più a una macchina che deve rallentare prima di fermarsi.

È qui che entra in gioco quella che mi piace chiamare la “routine del crepuscolo”. Niente di complicato, basta dare al corpo il segnale che la giornata è finita:

Metti via lo smartphone: Almeno mezz’ora prima di coricarti. La luce blu degli schermi urla al tuo cervello che è mezzogiorno, bloccando la melatonina, che è l’ormone del sonno.
Abbassa l’intensità delle luci: Spegni i lampadari forti e accendi qualche abat-jour. Crea un’atmosfera rilassante.
Fai qualcosa di “noioso” o leggero: Leggi un libro (di carta!), ascolta della musica tranquilla o scrivi due righe su un diario per buttare fuori i pensieri della giornata.

Crea la tua “tana” ideale

 

Anche la tua camera da letto vuole la sua parte. Gli esperti dicono che per dormire bene la stanza dovrebbe essere fresca, buia e silenziosa.
In particolare, occhio alla temperatura: la stanza ideale dovrebbe stare tra i 15°C e i 19°C. Se in camera ci sono 23 gradi, il corpo fa molta più fatica ad abbassare la sua temperatura interna, che è il passaggio chiave per scivolare nel sonno profondo. Quindi, via libera a un buon piumone ma giù il riscaldamento o su il condizionatore (senza esagerare).

Attenzione ai sabotatori nascosti

Quello che facciamo di giorno si riflette sulla notte. Ci sono due grandi “sabotatori” che spesso sottovalutiamo: la caffeina e l’alcol.

Il caffè delle 16:00 o delle 17:00 potrebbe sembrare innocuo, ma la caffeina resta in circolo per molte ore e rischia di tenerti sveglio a mezzanotte. E l’alcol? Un bicchiere di vino a cena a volte fa venire sonnolenza, è vero, ma in realtà distrugge la qualità del sonno della seconda parte della notte, facendoti svegliare presto e con la bocca impastata.

Un piccolo passo alla volta

 

Il segreto per riuscirci? Non provare a cambiare tutto stasera. Scegli una sola cosa da questa lista. Magari decidi che da oggi non userai il telefono a letto, oppure che berrai l’ultimo caffè dopo pranzo.

Vedi come va per una settimana. Il tuo corpo (e il tuo umore al mattino) ti ringrazieranno.

Tu che strategia proverai stasera?

Buonanotte e buon riposo!


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