Disturbi primari del linguaggio

Disturbi Primari del Linguaggio (DPL): Cosa sono e come riconoscerli

I Disturbi Primari del Linguaggio (DPL) rappresentano una delle sfide più comuni nello sviluppo infantile. Si manifestano quando Un bambino fatica ad utilizzare una o più aree del linguaggio verbale orale, uno sviluppo cognitivo adeguato e l’assenza di patologie neurologiche.

In Italia, circa il 7% dei bambini in età prescolare presenta difficoltà riconducibili ai DPL. Comprendere la differenza tra un semplice ritardo e un disturbo strutturato è fondamentale per un intervento efficace.

  1. Chi sono i Late Talkers? Il ritardo semplice del linguaggio

Il primo segnale che allarma i genitori è spesso il confronto con i coetanei. In ambito clinico, definiamo Late Talkers (o “parlatori tardivi”) i bambini che:

  • A 24 mesi hanno un vocabolario inferiore alle 50 parole.
  • Non riescono a combinare due parole (es. “mamma pappa”).

Nota bene: Sebbene molti “parlatori tardivi” recuperino spontaneamente entro i 3 anni (i cosiddetti Late Bloomers), una valutazione logopedica precoce è essenziale per monitorare i prerequisiti comunicativi, come il contatto oculare e la capacità di indicare.

 

  1. Difficoltà Fonetiche e Fonologiche: quando i suoni si confondono

Molti bambini con DPL mostrano difficoltà specifiche nella produzione dei suoni. Non si tratta di pigrizia, ma di una sfida nell’organizzare i fonemi all’interno della parola.

I segnali tipici includono:

  • Sostituzioni costanti: scambiare la “C” con la “T” (es. “tane” invece di “cane”).
  • Omissioni di sillabe: mangiare parti di parole complesse (es. “atola” per “scatola”).
  • Linguaggio incomprensibile: se a 3 anni e mezzo il bambino non viene capito da persone esterne alla famiglia, è necessario consultare un esperto.

 

  1. Difficoltà Morfo-Sintattiche: la costruzione della frase

Oltre ai suoni, il Disturbo Primario del Linguaggio può colpire la morfologia e ludoterap. In questo caso, il bambino fatica a costruire frasi complete e corrette.

Gli errori più frequenti riguardano:

  • L’uso errato o l’omissione di articoli e preposizioni.
  • La difficoltà a coniugare i verbi (uso del solo infinito).
  • L’incapacità di concordare genere e numero (es. “il bambina corre”).

Questi deficit, se non trattati, possono avere un impatto sulla futura alfabetizzazione e sugli apprendimenti scolastici.

 

 

Perché rivolgersi a un logopedista?

L’intervento logopedico non serve solo a “insegnare a parlare”, ma a fornire al bambino le strategie per comunicare efficacemente. Un DPL non trattato può evolvere in Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), come la dislessia o la disortografia, poiché le basi del linguaggio orale sono le fondamenta della lettura e della scrittura.

Campanelli d’allarme da non ignorare:

Età

Segnale di attenzione

12 mesi

Assenza di lallazione o gesti comunicativi.

24 mesi

Vocabolario ridotto a pochissime parole.

30 mesi

Difficoltà a comprendere ordini semplici senza gesti.

36 mesi

Frasi non strutturate o linguaggio incomprensibile.

Il linguaggio è la porta d’accesso alle relazioni sociali. Riconoscere precocemente un Disturbo Primario del Linguaggio permette di intervenire con un supporto logopedico e interventi di linguaggio basati sul gioco, garantendo al bambino gli strumenti necessari per esprimere il proprio potenziale.


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